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Il bambino sportivo

Il bambino sportivo non è un adulto in miniatura che partecipa all’ attività agonistica, ma un fanciullo le cui cariche ludico-competitive trovano naturale espressione attraverso una pratica sportiva adatta alle sue possibilità.

Lo sport infantile prevede e supera il gioco poiché, a differenza di questo, propone l’ acquisizione razionalizzata e funzionale di azioni motorie: determinando nel bambino una relazione con le cose, le situazioni e le persone non soltanto fantastica, ma anche realistica.

Il passaggio dal gioco allo sport è nel bambino più spontaneo che nell’ adolescente e nell’ adulto, in quanto le numerose attività di gioco che la “ tradizione dell’ infanzia “ si tramanda contengono regole e prove tipiche di alcuni sports. Lo sport per l’ infanzia non spoglia l’ azione del bambino di contenuti creativi, né si riduce all’ imitazione del gesto senza significato e motivazione, ma dà valore e autenticità alle manifestazioni psicomotorie del soggetto.
Inoltre lo sport non incoraggia un’ attività riferita narcisisticamente e autisticamente verso il se, ma la indirizza con e verso gli altri in una visione d’integrazione del bambino nel gruppo sociale.

Riconosciuto che l’ aggressività è un elemento presente ed insostituibile nella dotazione psichica del bambino, lo sport non la promuove né la enfatizza, ma la socializza entro forme di comportamento accettabili e ricche di contenuti educativi. Il vivere l’aggressività entro i moduli culturali dello sport significa per il bambino imparare a canalizzare questa energia psichica in forme socialmente consentite e per scopi costruttivi. Esperienza indispensabile per passare dall’ antagonismo al “co-agonismo “.

Naturalmente la possibilità di una fruizione positiva dell’attività sportiva da parte del bambino è strettamente legata alla presenza di un operatore che abbia certe capacità, conoscenze ed atteggiamenti.
Infatti è chiaro che una reale comprensione delle dinamiche proprie del bambino e del suo gruppo ed un intervento attivo su di esse presuppongono un pieno coinvolgimento dell’ operatore su un piano di rapporto interpersonale, e quindi chiamano in causa al di là della sua competenza tecnica, il tipo di struttura della personalità e le sue dinamiche sul piano relazionale.

Per l’ ottenimento di un più alto livello di maturazione psicologica del bambino sportivo (ORLICK e BOTTERILL) si raccomanda:

  1. il continuo mutamento di ruoli e posizioni di gioco scoraggiando la specializzazione precoce;
  2. evitare ogni automazione del gesto sportivo;
  3. allontanare le eccessive sollecitazioni emotive ambientali dall’ agonismo infantile;
  4. scoraggiare la critica nei confronti dei mini-atleti e tra di essi;
  5. rinforzare generosamente i comportamenti positivi;
  6. fare opera di dissuasione verso le aspettative irragionevoli che gli adulti possono manifestare nei confronti dell’ attività sportiva dei bambini.
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